Il Sentiero del Silenzio: Memoria e Storia lungo il Confine Italo-Svizzero

Il Sentiero del Silenzio non è soltanto un itinerario escursionistico di 4 km tra Viggiù e Saltrio; è una vera e propria “cicatrice della memoria” che ripercorre i passi di chi, tra il 1943 e il 1945, cercò la salvezza oltre il confine svizzero. In quegli anni, i boschi del Monte Orsa e della Valceresio divennero il palcoscenico di un dramma collettivo che vide intrecciarsi i destini di perseguitati razziali, oppositori politici e figure di spicco del regime in declino. Lungo queste mulattiere si distinsero figure come la tredicenne Liliana Segre che, insieme al padre Alberto, tentò il superamento della rete doganale proprio attraverso questi boschi. La loro vicenda rappresenta una delle pagine più tragiche del Sentiero. E ancora. Mentre migliaia di anonimi profughi cercavano la salvezza per sottrarsi alla Shoah o alla prigionia, la prossimità di questo Sentiero fu testimone di un’altra vicenda: la fuga di Edda Ciano Mussolini. Oggi, percorrendo il sentiero da Piazza Albinola a Viggiù al Colle Oro a Saltrio (con un dislivello positivo di 310 m circa), i totem multimediali permettono di non dimenticare. Attraverso i QR code, il silenzio dei boschi si rompe per dare voce ai racconti reali di chi ha calpestato quel terreno con il cuore in gola, trasformando una passeggiata naturalistica in un monumento vivo alla libertà e al coraggio umano. Il Sentiero è percorribile in circa 2 ore per l’andata e 1 ora e 45 minuti per il ritorno. Cfr https://www.amicidelmonteorsa.com/sentierodelsilenzio Liliana Segre: “La Frontiera della Speranza” Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia settentrionale passò sotto l’occupazione nazista e il controllo della Repubblica Sociale Italiana (RSI). Il confine con la Svizzera divenne l’unica via di fuga per migliaia di ebrei, soldati alleati evasi e civili ricercati. Lungo questo confine si distinsero figure come la tredicenne Liliana Segre. L’8 dicembre 1943, insieme al padre Alberto, tentò il superamento della rete doganale proprio attraverso questi boschi. La loro vicenda rappresenta una delle pagine più tragiche del Sentiero: respinti dalle autorità svizzere a causa delle rigide politiche di accoglienza dell’epoca, furono arrestati dalla milizia fascista e successivamente deportati ad Auschwitz. Il caso politico: La fuga di Edda Ciano Il destino di Edda Ciano era mutato radicalmente il 25 luglio 1943, quando suo marito Galeazzo Ciano aveva votato l’Ordine del giorno Grandi, decretando la sfiducia a Mussolini e il crollo del regime. Con la nascita della Repubblica di Salò, Ciano venne accusato di alto tradimento dai nazisti e dai fascisti rimasti fedeli al Duce, finendo incarcerato in attesa della condanna a morte. In questo clima di terrore, Edda iniziò una lotta contro il tempo. Non cercava solo la libertà personale, ma l’impossibile salvezza del marito. Il suo piano ruotava attorno ai famosi Diari di Galeazzo, pagine cariche di critiche feroci verso la Germania nazista e Hitler: Edda era convinta che quei documenti potessero diventare una preziosa merce di scambio con gli Alleati o un’arma di ricatto per fermare l’esecuzione. Assistita dal marchese Emilio Pucci (il futuro celebre stilista, allora ufficiale della Regia Aeronautica), Edda fuggì dalla clinica “La Ramiola” di Parma per raggiungere il Varesotto. Sotto la falsa identità di “Emilia Santos”, trovò rifugio presso l’albergo “La Madonnina” di Ligurno (frazione di Cantello), un’ex stazione trasformata in hotel. Qui, la rete di assistenza si allargò al clero locale: furono i fratelli Don Angelo e Don Ambrogio Griffanti a organizzare materialmente il passaggio della frontiera. I religiosi usarono degli stratagemmi. Don Angelo portò Pucci in parrocchia e lo travestì da frate, mentre Edda fu nascosta, sotto il fieno, in un carro agricolo guidato da un contadino. I due, attraverso strade di campagna, all’alba di domenica 9 gennaio 1944 varcarono il confine. Fu un viaggio scandito dal silenzio e dalla paura, giunto prima a Stabio, in Svizzera, dove Edda si presentò prima con il falso nome e poi rivelando di essere la figlia del Duce, e terminato a nel borgo di Neggio dove le suore domenicane erano pronte a ospitarla. Nonostante la riuscita della fuga e la consegna dei diari ai canali diplomatici, il sacrificio di Edda fu vano: Galeazzo Ciano venne fucilato a Verona appena due giorni dopo, l’11 gennaio. Il prezzo del soccorso La solidarietà pagò un prezzo altissimo. La “Rete del Bene” che aveva protetto Edda e tanti altri fuggiaschi venne smantellata dalla repressione nazifascista. Don Angelo Griffanti e l’albergatore Angelo Broggi furono arrestati, condotti nel carcere di San Vittore e sottoposti a feroci torture. Sebbene Don Angelo riuscì a tornare in libertà grazie alla mediazione del cardinale Schuster, le ferite inflitte dai carcerieri segnarono i suoi ultimi anni di vita, portandolo alla morte nel 1950.